Arriva Google Lively, l’antagonista di Second Life

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Negli scorsi mesi erano circolate diverse indiscrezioni sulla possibilità che Google stesse lavorando ad un proprio mondo virtuale in 3D chiamato My World, ma la compagnia di Mountain View era stata molto attenta a non far trapelare alcun dettaglio. L’unico indizio a sostegno tale tesi era un questionario sottoposto ad alcuni studenti dell’Arizona State University lo scorso settembre. Nel questionario si faceva menzione al testing di una nuova applicazione con funzionalità di modellazione 3D, di social networking, di video gaming e di gestione di avatar virtuali.

Ieri Google è finalmente uscita allo scoperto, presentando al pubblico il frutto di 2 anni e mezzo di lavoro: Lively. Si tratta di un mondo virtuale in 3D gestito da un motore derivato dalla tecnologia Gamebryo di Emergent, all’interno del quale gli utenti possono scegliere un proprio avatar ed interagire con altre persone in vari modi che vanno oltre alla semplice chat. Ma Google non intende proporre ai propri utenti una “seconda vita”: con Lively la grande G intende infatti diventare parte della vita di tutti i giorni.

L’accesso agli ambienti virtuali di Google Lively non avviene attraverso un’applicazione dedicata, bensì attraverso il browser Web. E’ tuttavia necessario installare un apposito plug-in che per il momento è disponibile solamente per i browser Internet Explorer e Firefox in ambiente Windows. E’ tuttavia prevista una versione del plug-in compatibile con Mac OS X, mentre per il momento non si sa nulla riguardo ad una possibile variante per Linux.

Oltre a poter visitare le stanze già esistenti, gli utenti possono creare un proprio ambiente partendo da modelli preconfezionati. Secondo Niniane Wang, engineering manager del progetto, l’idea è quella di dare a questi mondi virtuali una dimensione più sociale, qualcosa che sia più espressivo di una semplice emoticon in una finestra del proprio istant manager.

Al momento sono due gli elementi che differenziano maggiormente Lively da Second Life: non esiste una moneta di scambio e l’ambiente non è programmabile. Secondo la Wang, tuttavia, pare che Google stia valutando la possibilità di inserire queste due funzionalità in futuro.

Gli ambienti virtuali possono inoltre venire facilmente integrati all’interno di pagine Web, consentendone un accesso più diretto e semplice da parte degli utenti. Per entrare nelle varie stanze sarà sufficiente avere accesso ad una postazione Web ed essere in possesso di un account Google. Segnaliamo tuttavia che al momento alcuni utenti hanno riscontrato diversi problemi nell’accedere al nuovo servizio.

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