Google contro Microsoft, una sfida globale. Con le applicazioni al centro

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microsoft_google_324x230.jpgDefiniamolo pure tormentone: Google contro Microsoft, Mountain View contro Redmond, il gigante del Web contro quello del software. L’avvento di Chrome ha riportato sotto la luce dei riflettori una sfida che sta diventando sempre più catalizzante nell’universo hi-tech. Perché “rischia” di cambiare i destini della “user experience” di domani, di come e con cosa gli utenti – in ufficio come a casa, dal pc della scrivania o dal cellulare intelligente – accederanno ai propri dati, ai contenuti digitali, alle pagine Internet. Google contro Microsoft è una sfida di capitali e di capacità di innovazione, di alleanze (la vicenda Yahoo! è emblematica in tal senso) e di acquisizioni miliardarie. Oltre che di annunci di prodotto, spesso in (Apparente) sinergia. L’ultimo, di ieri, è arrivato ancora dalla compagnia californiana, che ha rilasciato una nuova versione del programma di posta elettronica Gmail per Internet Explorer 6, il browser made in Redmond di vecchia generazione ma ancora assai popolare fra gli utenti. Che avranno d’ora in poi le stesse funzionalità – a cominciare dall’instant messaging integrato di Aol – di coloro che utilizzano Firefox 3, Explorer 7 e Safari 3. Ma il fronte più caldo della battaglia fra i due colossi è forse un altro, che si chiama applicazioni.

Duello sui motori multimediali: Chrome JavaScript contro Silverlight
All’indomani del debutto del “G browser” alcuni addetti ai lavori hanno trovato un nuovo terreno di sfida fra Google e Microsoft, e cioè quello delle tecnologie Web per distribuire contenuti digitali e scrivere applicazioni multimediali. il motore JavaScript da una parte e la piattaforma Silverlight dall’altra. Che sul suo cammino si trova quindi, a detta degli stessi uomini di Redmond, un concorrente anche più temibile del rinomato Flash di Adobe. Chrome, lo hanno già confermato in tanti, è uno strumento di navigazione che fa della velocità una sua prerogativa e se un domani il suo motore verrà potenziato dal supporto delle applet e della Virtual Machine Java ecco che le preoccupazioni in casa Microsoft diventano in effetti più che lecite. Grazie al volano del nuovo browser di Google, il datato linguaggio Java Script può finalmente vivere la stagione della sua evoluzione mentre Silverlight, rimarca qualcuno, scommetterà per contro molte delle sue “fiches” sulle licenze d’uso del software in ambito aziendale, quando le applicazioni Web 2.0 avranno varcato i rigidi confini dei sistemi enterprise, intranet in testa.

Guerra nei prodotti Office: Live Workspace e Google Apps
Nell’articolata disfida sui prodotti di produttività personale, quelli cioè che si utilizzano per scrivere ed elaborare documenti, entrambe le contendenti hanno motivo di sorridere. In casa Microsoft si dicono a ragione soddisfati per i risultati ottenuti da Office Live Workspace, visto e considerato che la piattaforma collaborativa on line che Redmond ha contrapposto alla tanto celebrata Google Docs ha raggiunto il milione di utenti. Un successo (relativo) atteso materializzatosi, dicono in Microsoft, soprattutto grazie alle funzionalità collaborative della suite (che non è una versione uno a uno di quella tradizionale off line).
In casa Google, invece, la quota un milione di utenti business è stata centrata con le Google Apps, il pacchetto rivale di Office, rispetto al quale vanta meno attributi ma costa anche – la Premier edition, quella Standard è gratuita e ha all’attivo circa 10 milioni di utenti – solo 50 dollari di licenza all’anno. Anche in questo caso si tratta un numero importante, seppur infinitamente inferiore a quello che può rivendicare Microsoft con il suo Office. Ed è importante per vari motivi. Perché fra gli utenti ci sono realtà come la Valeo (settore auto motive) con 32mila sottoscrizioni e la District of Columbia (38mila dipendenti), oltre alle numerosissime università che hanno sposato il verbo di Google Docs. E perché porta nelle case di Mountain View utilli e qualche milione di dollari (quattro nel 2007, contro i 12,2 miliardi di dollari generati da Office ) da investire in nuovi prodotti. Come il browser Chrome, altra freccia – al pari di Google Gears e Google Friend Connect – con il quale armare un arco che potrebbe dare dolori al colosso di Redmond all’insegna di una piattaforma operativa Web based completamente open source. Che dovrebbe essere la manna degli sviluppatori, anche di quelli che Microsoft vuole a tutti i costi tenere agganciati alla propria galassia.

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