Il ritorno di NAPSTER: ora passa ai DRM

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1999: dal genio di Shawn Fanning nasce Napster, il primo vero programma di file sharing della Rete. Da quel giorno il mondo dell’informatica non fu più lo stesso. Per gli utenti giovani che oggi si nutrono di eMule e servizi similari può non risultare del tutto trasparente l’importanza di Napster. Ma chi ha vissuto il Web nello scorso Millennio non può non ricordare la rivoluzione che questo atipico peer-to-peer(si trattava infatti di una comunità provvista di server centrali)portò nei computer di tutti gli utenti. I primi mp3 scaricati, i materiali illegali, i processi, gli appelli e infine la condanna definitiva. Fu un giorno triste per Internet quando Napster venne disattivato e il dibattito etico/morale che ne scaturì ebbe una tale ripercussione che ancora oggi alcuni focolai non si sono completamente spenti.

Tutto questo, comunque, appartiene ormai al passato. Perchè il vero Napster è morto diversi anni fa. Quello che circola in Rete da qualche anno, con tanto di logo storico e nomenclatura originale, è invece un nuovo servizio di musica digitale promosso dalla Roxio, che si occupa della vendita legale di canzoni in formato mp3. Una sorta di iTunes, insomma. E infatti è proprio contro il mostro sacro della Apple che i nuovi gestori di Napster vogliono scontrarsi.

Fino ad ora il glorioso marchio di Napster ha incontrato scarso successo a causa di politiche di mercato di dubbia efficacia: ai consumatori venivano difatti proposti abbonamenti mensili per lo streaming di musica preconfezionata. Ma il giogo della protezione dei diritti, la scarsa affluenza di utenti e di materiali aveva sempre relegato Napster in fondo alle classifiche di gradimento. Ora, però, finalmente alla Roxio hanno deciso di voltare pagina e di offrire un servizio alla pari con iTunes, un vero e proprio negozio musicale stracolmo di materiale da cercare e scaricare.

Da oggi saranno dunque disponibili oltre 6 milioni di canzoni digitali DRM, suddivise tra quelle delle più famose etichette del settore(e parliamo di decine di nomi)e tra quelle appartenenti alle etichette indipendenti. Il formato mp3 proposto potrà essere riprodotto su ogni formato possibile, dal classico lettore multimediale ai telefonini, fino ad arrivare ai raffinati iPod ed iPhone. I costi? In linea con la concorrenza: 99 centesimi di dollaro a brano e circa 9,95 dollari per album. Prezzo onesto.

E’ presto per dire se il nuovo Napster andrò incontro ad un successo insperato o se sarà schiacciato ancora una volta dal carisma e dall’intramontabile fascino del rivale Apple. Le carte in regola ci sono, ma l’ultima parola spetta ovviamente a noi consumatori. Non ci sbilanciamo su come finirà: per ora ci basta sapere che un nome a noi molto caro sia finalmente tornato sul mercato in maniera competitiva.

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