Italia sesta nella produzione di spam

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Peggiora, e sensibilmente, la quantità di spam prodotta a livello mondiale. Il volume di mail spazzatura in circolazione è cresciuto dal 92,3% dei primi tre mesi di quest’anno al 96,5% del secondo trimestre. Il che, tradotto in termini semplici, significa che 27 mail aziendali su 28 sono spam. Sono questi i dati salienti del rapporto presentato nella giornata di ieri da Sophos sulla diffusione dello spam a livello mondiale.

Preoccupante, secondo Sophos, anche la nuova tendenza degli spammer a sfruttare i siti delle reti sociali come Facebook e i telefoni cellulari per diffondere i propri messaggi non richiesti. E non è solo una questione di fastidio.

Nel mese di maggio, ad esempio, LinkedIn è stato preso di mira da spammer intenzionati a estorcere denaro con l’inganno a sprovveduti dirigenti d’azienda. Nella fattispecie, offrivano una quota di un fondo ereditario inesistente del valore di 6,5 milioni di dollari, esortando gli utenti a diffidare di proposte non richieste giunte via e-mail.

Invece, servirsi degli Sms per bombardare gli utenti di spam, secondo Sophos è un modo efficace di lanciare un attacco improvviso di tipo Denial-of-Service contro il sistema telefonico di un’azienda, grazie anche alle nuove offerte che includono un numero anche importante di Sms mensili gratuiti. Nulla esclude che gli spammer siano sempre più propensi a utilizzare i messaggi di testo per mettere ko le comunicazioni mobili aziendali.
In crescita anche lo “spear phishing”, vale a dire l’invio di messaggi personalizzati a uno specifico dominio o azienda. Le mail sembrano provenire da una fonte attendibile, e le risposte forniscono involontariamente informazioni utilizzabili dai truffatori a scopi malevoli come il furto d’identità. Sophos ricorda come molto dello spam in circolazione ha scopo malevole, in quanto tenta di indurre l’utente a cliccare su un Trojan allegato o di attirarlo su un sito web infetto.

Per quanto riguarda i Paesi di origine dello spam, la classifica stilata da Sophos, la cosiddetta “sporca dozzina”, vede al primo posto gli Stati uniti, con il 14,9% di spam, seguiti da Russa (7,5), Turchia, Cina e Brasile. L’Italia si colloca in sesta posizione, con il 3,6%; a pari merito con la Polonia, mentre l’ottava posizione è occupata dalla Corea del Sud. A pari merito in nona posizione Gran Bretagna e Spagna, undicesima posizione per la Germania e dodicesima per l’Argentina.

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