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	<title>Centro Riparazione e Ricambi Notebook &#187; web 2.0</title>
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	<description>Centro Riparazione e Ricambi Notebook e Netbook M2NET a Vicenza</description>
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		<title>Cosa c&#8217;è da sapere su Google Chrome: 20 informazioni utili</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 18:39:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Condividi1 – Google Chrome è stato realizzato utilizzando WebKit, il medesimo strumento di sviluppo usato per Safari di Apple e per Android di Google 2 – Google Chrome è attualmente in versione &#8220;beta&#8221;, e per ora è disponibile solo per Windows. Verranno in seguito prodotte anche versioni per Mac e Linux 3 – Google Chrome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wp_fb_like_button" style="margin: 5px 5px 5px 0; float: left"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.riparazionenotebook.it/2008/cosa-ce-da-sapere-su-google-chrome-20-informazioni-utili/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=100" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 100px;"></iframe></div><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://blog.riparazionenotebook.it/2008/cosa-ce-da-sapere-su-google-chrome-20-informazioni-utili/">Condividi</a><p>1 – Google Chrome è stato realizzato utilizzando WebKit, il medesimo strumento di sviluppo usato per Safari di Apple e per Android di Google</p>
<p>2 – Google Chrome è attualmente in versione &#8220;beta&#8221;, e per ora è disponibile solo per Windows. Verranno in seguito prodotte anche versioni per Mac e Linux<span id="more-220"></span></p>
<p>3 – Google Chrome promette di essere più stabile rispetto alla concorrenza: ogni finestra tab del browser gira come processo separato, e quindi una pagina web che contiene errori non può far crashare l&#8217;intero browser</p>
<p>4 – Il browser è costruito intorno all&#8217;intefacca a tab: invece che sotto la barra degli indirizzi, infatti, le tab sono situate in cima alla finestra</p>
<p>5 – Ogni volta che si apre una nuova tab, questa contiene le miniature delle nove pagine più visitate e i box che consentono di ricercare nei motori di ricerca più frequentati</p>
<p>6 – E&#8217; possibile &#8220;sganciare&#8221; una qualsiasi tab e posizionarla sul desktop del Pc, creando finestre separate o aggiungendo il tab a finestre già esistenti</p>
<p>7 – Nel caso che una tab crashi, questa verrà indicata con l&#8217;icona di una &#8220;faccina triste&#8221;</p>
<p>8 – Ogni tab ha i propri controlli e la propria barra degli indirizzi, che gli sviluppatori di Google hanno denominato &#8220;Omnibox&#8221;</p>
<p>9 – La Omnibox non è solo il posto dove digitare un indirizzo Web: suggerisce anche le pagine visitate in precedenza e le pagine più frequantate che non son state ancora visitate, selezionate in base alle parole chiave utilizzate</p>
<p>10 – E&#8217; possibile ricercare nella lista delle pagine già viste, in modo da poter tornare a pagine dove si è già navigato ma di cui non si è fatto un segnalibro</p>
<p>11 – La funzione di autocompletamento degli indirizzi Internet funziona unicamente su indirizzi scritti &#8220;manualmente&#8221; in precedenza. Per esempio, se si scrive nella www.ilsole24ore.com e poi si naviga all&#8217;interno del sito del nostro giornale, la prossima volta che si scrive www.ilsole&#8230; l&#8217;autocompletamento sarà impostato in modo da trasportarci sulla home page del nostro sito, e non su una pagina interna</p>
<p>12 – Dopo che è stata lanciata una ricerca in siti come Google o Wikipedia, sarà possibile ricercare in tali siti direttamente dalla barra degli indirizzi, semplicemente scrivendo il nome del sito e poi premendo il tasto tabulazione</p>
<p>13 – Google Chrome ha un modo d&#8217;uso &#8220;privato&#8221;: se viene creata una finestra in modalità &#8220;incognito&#8221;, le pagine ove si naviga non saranno memorizzate nell&#8217;elenco delle pagine viste in precedenza e, quando la finestra verrà chiusa, verranno cancellati anche tutti i cookies &#8220;catturati&#8221; in quella sezione di navigazione</p>
<p>14 – Google Chrome dovrebbe essere molto veloce: dato che ad ogni tab corrisponde un processo, quando un tab viene chiuso è eliminato anche il relativo processo, e quindi anche la memoria che tale processo utilizzava</p>
<p>15 – Google Chrome utilizza una nuova JavaScript virtual machine che, secondo gli sviluppatori di Google, dovrebbe essere più efficiente di quelle attualmente usate, consentendo quindi di usare con maggior fluidità pagine che contengono parecchi JavaScript (come per esempio Gmail)</p>
<p>16 – Il nuovo browser è dotato di un Task Manager, che consentirà di vedere quali siti stanno utilizzando più memoria del computer e, come il Task Manager di Windows, consentirà di chiudere (in gergo &#8220;killare&#8221;) i processi che occupano più memoria</p>
<p>17 – Google Chrome dovrebbe, a detta di Google, essere più sicuro: i processi non dovrebbero scrivere sull&#8217;hard disk o leggere file all&#8217;interno del Pc</p>
<p>18 – Google Chrome sarà costantemente aggiornato sui siti di phishing o che contengono malware, e il browser avvertirà l&#8217;utente nel caso si tenti di visitarne uno</p>
<p>19 – Il browser è stato testato su milioni di pagine Web, e Google ha utilizzato il suo sistema PageRank per assicurarsi che Chrome sia stato provato sulle pagine Web più viste</p>
<p>20 – Google Chrome è totalmente Open Source, e quindi chiunque può esaminare il suo codice e contribuire al suo sviluppo</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/home/?status=Cosa+c%E2%80%99%C3%A8+da+sapere+su+Google+Chrome%3A+20+informazioni+utili+http%3A%2F%2Fblog.riparazionenotebook.it%2F%3Fp%3D220" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://blog.riparazionenotebook.it/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter-big1.png" alt="Post to Twitter" /></a></p></div><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://blog.riparazionenotebook.it/2008/cosa-ce-da-sapere-su-google-chrome-20-informazioni-utili/">Condividi</a>]]></content:encoded>
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		<title>Google Chrome: &#8220;La guerra dei browser&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 19:19:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CondividiChrome, il nuovo browser di Google, continua a catalizzare l&#8217;attenzione. È l&#8217;ultimo arrivato di un mercato in cui di browser in realtà ce ne sono a bizzeffe. Un migliaio di possibili varianti, oltre cento versioni &#8220;importanti&#8221; e un nocciolo duro di tre prodotti che da soli fanno il 96% del mercato. Un mondo più ricco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wp_fb_like_button" style="margin: 5px 5px 5px 0; float: left"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.riparazionenotebook.it/2008/google-chrome-la-guerra-dei-browser/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=100" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 100px;"></iframe></div><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://blog.riparazionenotebook.it/2008/google-chrome-la-guerra-dei-browser/">Condividi</a><p>Chrome, il nuovo browser di Google, continua a catalizzare l&#8217;attenzione. È l&#8217;ultimo arrivato di un mercato in cui di browser in realtà ce ne sono a bizzeffe. Un migliaio di possibili varianti, oltre cento versioni &#8220;importanti&#8221; e un nocciolo duro di tre prodotti che da soli fanno il 96% del mercato. Un mondo più ricco e frammentato di quanto non si pensi. E molto particolare. Perché è un mercato che non vale miliardi, ma che i miliardi li fa guadagnare lo stesso.<br />
Come è possibile questo paradosso? La risposta è semplice, se prima si chiariscono un paio di punti. I browser possono essere divisi in tre grandi gruppi: quelli basati su tecnologie chiuse e di proprietà di una singola azienda (come Internet Explorer di Microsoft e Opera della norvegese Opera Software), quelli realizzati con tecnologie aperte fatte da volontari coordinati da una fondazione (come Firefox della Mozilla Foundation), e infine quelli realizzati con tecnologie aperte ma da grandi aziende (come Safari di Apple o il browser della Playstation 3 di Sony e, per l&#8217;appunto, Chrome di Google), che risparmiano sul &#8220;motore&#8221; per investire su carrozzeria e allestimenti.<span id="more-222"></span><br />
In principio, però, ce n&#8217;erano solo due: Mosaic e poi Netscape, fatti entrambi da un paio di scapestrati studenti americani che, nel 1994, diedero gambe al World Wide Web di Tim Berners-Lee. Bill Gates li temeva: il browser per andare su Internet toglieva utilità e quindi potere al software installato sul computer. Per questo Internet Explorer, il browser di Microsoft, è nato come prodotto gratuito e pre-installato sui Pc: per mettere fuori mercato Netscape. Fu la &#8220;guerra dei browser&#8221; degli anni Novanta, che ebbe anche risvolti di una certa importanza con l&#8217;Antitrust americano.<br />
Se Explorer è gratuito per tenere legati gli utenti allo standard deciso da Microsoft, Firefox (e mille altre varianti minori come SeaMonkey, Camino e Galeon) lo è proprio per azzerare questo vantaggio. Realizzato dal movimento Open Source, Firefox cerca di fornire migliori prestazioni agli utenti, più controllo della privacy e non chiede niente in cambio. Ma i motori &#8220;open&#8221; fanno viaggiare anche ai prodotti dei grandi come Apple e Sony.<br />
Opera, nato nel 1995, per sopravvivere si è focalizzato sui telefonini, dove viene installato dai produttori dell&#8217;apparecchio (che pagano la licenza a Opera Software) o dagli stessi utenti. Apple invece ha rilanciato il suo Safari anche su Pc per aumentare le quote di mercato: la casa di Steve Jobs cerca di far vedere che i suoi prodotti sono usciti in questo modo dalla nicchia del 2,5% in cui sono rinchiusi da anni e questo si traduce in valutazioni positive in Borsa per l&#8217;azienda.<br />
Google, infine, cerca di fare proprio quello che Bill Gates temeva nel 1995: rendere irrilevante Windows dimostrando che, con il browser adatto, tutto quel che serve per scrivere, giocare, guardare i video e via dicendo si trova su Internet. A quel punto, è uguale se si usa Pc, Mac o Linux. E così si spiega anche il paradosso iniziale. I browser sono gratuiti perché alla fine servono a vendere qualcos&#8217;altro: sistemi operativi, pubblicità, reputazione da capitalizzare in Borsa. In realtà, infatti, nessuno regala niente.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/home/?status=Google+Chrome%3A+%E2%80%9CLa+guerra+dei+browser%E2%80%9D+http%3A%2F%2Fblog.riparazionenotebook.it%2F%3Fp%3D222" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://blog.riparazionenotebook.it/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter-big1.png" alt="Post to Twitter" /></a></p></div><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://blog.riparazionenotebook.it/2008/google-chrome-la-guerra-dei-browser/">Condividi</a>]]></content:encoded>
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		<title>Ma cosa significa WEB 2.0?</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 16:54:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CondividiIl Web 2.0 è un locuzione utilizzata per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende ad indicare come Web 2.0 l&#8217;insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="wp_fb_like_button" style="margin: 5px 5px 5px 0; float: left"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://blog.riparazionenotebook.it/2008/ma-cosa-significa-web-20/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;width=450&amp;height=100" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width: 450px; height: 100px;"></iframe></div><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://blog.riparazionenotebook.it/2008/ma-cosa-significa-web-20/">Condividi</a><p><img src="http://blog.riparazionenotebook.it/wp-content/uploads/2008/08/web20_logo.png" alt="web20_logo.png" align="left" />Il Web 2.0 è un locuzione utilizzata per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende ad indicare come Web 2.0 l&#8217;insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Myspace, Gmail, ecc.).La locuzione pone l&#8217;accento sulle differenze rispetto al cosiddetto Web 1.0, diffuso fino agli anni &#8217;90, e composto prevalentemente da siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l&#8217;utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l&#8217;uso delle email e l&#8217;uso dei motori di ricerca.</p>
<p>Per le applicazioni web 2.0, spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX (Gmail usa largamente questa tecnica per essere semplice e veloce) o Adobe Flex.</p>
<p>Un esempio potrebbe essere il social commerce, l&#8217;evoluzione dell&#8217;E-Commerce in senso interattivo, che consente una maggiore partecipazione dei clienti, attraverso blog, forum, sistemi di feedback ecc.</p>
<p>Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti.<br />
Rielaborazione in italiano della Web 2.0 Meme Map di Tim O&#8217;Reilly<br />
Rielaborazione in italiano della Web 2.0 Meme Map di Tim O&#8217;Reilly<br />
Indice</p>
<p><strong>Analisi storica</strong></p>
<p>Originariamente il web è stato concepito come modo per visualizzare documenti ipertestuali statici (creati con l&#8217;uso del linguaggio HTML); questo approccio può essere definito come Web 1.0.</p>
<p>In seguito, grazie all&#8217;integrazione con database e all&#8217;utilizzo di sistemi di gestione dei contenuti (CMS), Internet si è evoluta con siti dinamici (come ad esempio i forum o i blog); questo web dinamico è stato da alcuni definito Web 1.5.</p>
<p>Attraverso l&#8217;utilizzo di linguaggi di programmazione come Javascript, degli elementi dinamici e dei fogli di stile (CSS) per gli aspetti grafici, si possono creare delle vere e proprie &#8220;applicazioni web&#8221; che si discostano dal vecchio concetto di semplice ipertesto e che puntano a somigliare ad applicazioni tradizionali per computer.</p>
<p>Da un punto di vista strettamente tecnologico, il Web 2.0 è del tutto equivalente al Web 1.0, in quanto l&#8217;infrastruttura di rete continua ad essere costituita da TCP/IP e HTTP e l&#8217;ipertesto è ancora il concetto base delle relazioni tra i contenuti. La differenza, più che altro, sta nell&#8217;approccio con il quale gli utenti si rivolgono al Web, che passa fondamentalmente dalla semplice consultazione (seppure supportata da efficienti strumenti di ricerca, selezione e aggregazione) alla possibilità di contribuire popolando e alimentando il Web con propri contenuti.</p>
<p><strong>Differenze e confronti con il Web 1.0</strong><span id="more-212"></span></p>
<p>Il Web 2.0 costituisce anzitutto un approccio filosofico alla rete che ne connota la dimensione sociale, della condivisione, dell&#8217;autorialità rispetto alla mera fruizione: sebbene dal punto di vista tecnologico gli strumenti della rete possano apparire invariati (come forum, chat e blog, che &#8220;preesistevano&#8221; già nel web 1.0) é proprio la modalità di utilizzo della rete ad aprire nuovi scenari fondati sulla compresenza nell&#8217;utente della possibilità di fruire e di creare/modificare i contenuti multimediali.</p>
<p>Il Web 2.0, sebbene potenzialmente in nuce nello stesso paradigma di rete, che si nutre del concetto di condivisione delle risorse, rappresenta la concretizzazione delle aspettative dei creatori del Web, che solo grazie all&#8217;evoluzione tecnologica oggi costituiscono una realtà accessibile. La possibilità di accedere a servizi a basso costo in grado di consentire l&#8217;editing anche per l&#8217;utente poco evoluto, rappresenta un importante step verso un&#8217;autentica interazione e condivisione in cui il ruolo dell&#8217;utente é centrale. Si veda a tal proposito [1]</p>
<p>Nel descrivere le caratteristiche del Web 2.0 si procede spesso per confronto con il Web 1.0, indicando come nel passaggio di versione gli elementi fondamentali si sono evoluti o sono stati sostituiti da nuovi. Si tratta di un modo di rappresentare il Web 2.0 divulgativo e non prettamente tecnico, ma piuttosto efficace per riconoscere l&#8217;evoluzione dei sistemi su Internet.</p>
<p><strong>Dai siti web personali ai blog</strong></p>
<p>Se prima la costruzione di un sito web personale richiedeva la padronanza di elementi di HTML e programmazione, oggi con i blog chiunque è in grado di pubblicare i propri contenuti, dotandoli anche di veste grafica accattivante, senza possedere alcuna particolare preparazione tecnica.</p>
<p>Se prima le community web erano in stragrande maggioranza costituite da esperti informatici, oggi la situazione è completamente ribaltata. A farla da padroni sui blog sono scrittori, giornalisti, artisti o comunque &#8220;animi sensibili&#8221; con una preparazione informatica non particolarmente elevata.</p>
<p><strong>Dai sistemi per content management ai wiki</strong></p>
<p>La tecnologia Wiki (Wikipedia ne è la più celebre applicazione) è il punto di arrivo del content management, in quanto ne implementa tutti i paradigmi. Se prima erano necessarie più applicazioni informatiche per la gestione del ciclo di vita dell&#8217;informazione (dall&#8217;intuizione alla fruizione), oggi una stessa tecnologia supporta al meglio tutto il processo. Si fruisce dell&#8217;informazione nell&#8217;ambiente stesso in cui essa è nata.</p>
<p><strong>Dalla stickiness al syndication</strong></p>
<p>Le tecniche utilizzate fino a ieri per tenere più tempo i visitatori su un sito web (stickiness, letteralmente l&#8217;&#8221;appiccicosità&#8221; di un sito, cioè la capacità di tenere &#8220;incollati&#8221; gli utenti ad esso) stanno lasciando il posto ad altre concezioni di contatto con il fruitore. Attraverso le tecnologie di syndication (RSS, Atom, tagging) chi realizza contenuti fa in modo che questi possano essere fruiti non solo sul sito, ma anche attraverso canali diversi.</p>
<p>Un esempio di questi nuovi canali sono i feed, cioè delle liste di elementi con un titolo (es. notizie di un giornale, thread di un newsgroup), che permettono il successivo collegamento ai contenuti informativi. Questi ultimi possono essere aggiornati e consultati di frequente con programmi appositi o anche attraverso i browser e quindi consentono di essere sempre a conoscenza dei nuovi contenuti inseriti su un sito senza doverlo visitare direttamente.</p>
<p><strong>Strumenti per la creazione di contenuti</strong></p>
<p>Tale possibilità di creazione e condivisione di contenuti su Web, tipica del Web 2.0, è data da una serie di strumenti (tool in inglese) on-line che permettono di utilizzare il web come se si trattasse di una normale applicazione. In pratica il Web di seconda generazione è un Web dove poter trovare quei servizi che finora erano offerti da pacchetti da installare sui singoli computer.</p>
<p>Esempi di Web 2.0 sono FCKEditor e Writely, veri e propri elaboratori di testi e convertitori di formato, oppure NumSum, una sorta di foglio elettronico. Anche Google ha recentemente lanciato la sua suite di editor, chiamata Google Docs &amp; Spreadsheet, e Microsoft sta per rilasciare una versione online della suite Office.</p>
<p>Oltre alla creazione condivisa di contenuto on-line, il Web 2.0 è caratterizzato dalla pubblicazione immediata del contenuto e alla sua classificazione e indicizzazione nei motori di ricerca, in modo che l&#8217;informazione sia subito disponibile a beneficio dalla comunità, realizzando in maniera veloce il ciclo di vita del content management. Per la pubblicazione dei contenuti fanno da padrone sul Web (di oggi) i provider di blog come Blogger, WordPress e Splinder, ma anche piattaforme commerciali come Microsoft Sharepoint Services che nella versione 3.0 accentua le sue caratteristiche di collaborazione diventando la parte server di Office 12.</p>
<p>Altra applicazione del Web 2.0 sono i cosiddetti web desktop (o webtop), una sorta di sistema operativo online su cui è possibile eseguire operazioni simili a quelle di un sistema operativo tradizionale.</p>
<div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/home/?status=Ma+cosa+significa+WEB+2.0%3F+http%3A%2F%2Fblog.riparazionenotebook.it%2F%3Fp%3D212" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://blog.riparazionenotebook.it/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter-big1.png" alt="Post to Twitter" /></a></p></div><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://blog.riparazionenotebook.it/2008/ma-cosa-significa-web-20/">Condividi</a>]]></content:encoded>
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